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Architettura

Architettura vernacolare peruviana: cosa ci insegna ancora

Autore: Arq. Angelo L.
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Prima che esistesse il cemento armato, i costruttori peruviani avevano già risolto due dei problemi più seri che qualsiasi edificio affronta in questa parte del mondo: i terremoti e il clima. Lo hanno fatto con la quincha, con l'adobe, con materiali che oggi suonano "elementari" ma che rispondono a una logica che molte costruzioni attuali non riescono ancora a eguagliare. Vale la pena guardare indietro, non per nostalgia, ma perché lì ci sono soluzioni che restano rilevanti.

La quincha: flessibilità prima della rigidità

La quincha è una tecnica costruttiva che combina una struttura di canna o legno con un rivestimento di fango, ed è stata usata ampiamente nella Lima coloniale e repubblicana, soprattutto nei piani superiori delle case storiche del centro. La ragione non era solo estetica o di basso costo: era strutturale. Un materiale leggero e flessibile come la quincha si comporta molto meglio in un terremoto rispetto a un materiale rigido e pesante, perché può deformarsi senza collassare di colpo.

Quella logica — dare priorità alla flessibilità sulla rigidità assoluta — è esattamente uno dei principi che l'ingegneria antisismica moderna continua a usare, solo con altri materiali. La differenza è che i costruttori limegni arrivarono a quella conclusione secoli fa, per prova ed errore, in una città che ha vissuto terremoti importanti in modo ricorrente lungo la sua storia.

L'adobe: massa termica prima dell'isolamento importato

L'adobe, dal canto suo, risolve un problema diverso: quello termico. È un materiale con una conduttività termica bassa, il che significa che assorbe e rilascia calore lentamente, attenuando le differenze di temperatura tra giorno e notte senza bisogno di alcun sistema meccanico. Nelle zone andine del Perù, dove queste differenze termiche giornaliere sono molto più marcate che sulla costa, l'adobe è ancora oggetto di studio come riferimento di progettazione bioclimatica passiva, con misurazioni di laboratorio che confermano ciò che la pratica già sapeva da generazioni.

Sulla costa, l'adobe ha svolto un ruolo diverso ma altrettanto importante: insieme alla quincha, faceva parte di un sistema costruttivo misto in cui il primo livello si risolveva in adobe o tapial — più pesante e resistente alla compressione — e i livelli superiori in quincha, più leggera. Quella gerarchia di materiali secondo la loro funzione strutturale è, in fondo, lo stesso principio che oggi usa qualsiasi ingegnere quando decide dove va il cemento e dove va l'acciaio.

L'architettura vernacolare non era primitiva per mancanza di conoscenza tecnica. Era il risultato di generazioni di prova ed errore che risolvevano, con ciò che avevano a disposizione, gli stessi problemi che risolviamo oggi con altri materiali.

Cosa di tutto questo ha ancora senso oggi

Non si tratta di proporre di costruire di nuovo in adobe e quincha — le norme attuali, la scala delle città e le aspettative dei clienti sono altre. Ma ci sono principi di fondo che valgono tanto ora quanto allora: pensare la struttura in funzione del comportamento sismico reale della zona, non solo della norma minima; usare materiali con buona inerzia termica in climi con variazione giornaliera marcata; e soprattutto, progettare in funzione del luogo specifico dove si costruisce, non di un catalogo generico di soluzioni che funzionano ovunque nel mondo.

Quest'ultima idea è, forse, la lezione più grande che lascia l'architettura vernacolare: non esiste una soluzione universale, esiste una soluzione che risponde al clima, al suolo e ai rischi di un luogo concreto. Questo è esattamente ciò che cerchiamo di replicare quando pensiamo un progetto da zero, solo con strumenti e materiali che i nostri nonni non avevano a disposizione.

Uno sguardo al passato che informa il progetto futuro

Prima di dare per scontato che la soluzione moderna sia sempre superiore a quella ancestrale, vale la pena chiedersi quale problema specifico risolveva ogni tecnica tradizionale e se quel problema esiste ancora nel terreno dove costruiremo. La sismicità di Lima non è cambiata. Nemmeno il clima costiero. Ciò che è cambiato sono gli strumenti che abbiamo per rispondere a quelle stesse sfide, ed è lì che un buon progetto architettonico trova il suo punto di partenza: non copiando il passato, ma nemmeno ignorandolo.

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