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Urbanistica

Spazio pubblico a Lima: cosa manca e cosa sta cambiando

Autore: Arq. Miguel R.
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Ogni grande città si misura, in ultima analisi, dai suoi spazi di incontro: le piazze dove fiorisce la vita pubblica, i parchi dove respira un'intera comunità, le strade che invitano a camminare invece che a fuggire. Lima, con tutta la sua vitalità e la sua storia millenaria, ha ancora un debito in sospeso su questo fronte. E riconoscerlo non è un gesto di pessimismo: è il primo passo verso la città che possiamo ancora costruire.

La portata di ciò che manca

L'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa in 9 metri quadrati di aree verdi per abitante il minimo per una vita urbana dignitosa. Lima, nella maggior parte dei suoi distretti, sfiora appena i 3-4 metri quadrati: una frazione di ciò che una capitale delle sue dimensioni e ambizioni dovrebbe offrire alla propria gente. Solo una manciata di distretti — Miraflores, San Isidro, San Borja, La Molina — raggiunge quella soglia. Il resto della città, milioni di persone, vive con una frazione minima di quello standard.

Questa disuguaglianza non è astratta: ha un volto, un quartiere, un distretto. Lima Norte e Lima Sur, dove vive la maggior parte della popolazione, sono anche le zone dove il deficit colpisce con più forza. Non parliamo solo di metri quadrati di prato: parliamo di ombra in una giornata di caldo, di un luogo sicuro dove un bambino possa giocare, di aria che si possa respirare senza sensi di colpa.

Un'eredità che possiamo invertire

Come siamo arrivati fin qui? La risposta scomoda è che lo spazio pubblico non è mai stato una vera priorità nel quadro normativo che regola la crescita della città. Il Regolamento Nazionale delle Edificazioni consente alla densità abitativa di crescere senza richiedere, allo stesso tempo, più parchi, più piazze, più infrastrutture urbane. Lima è cresciuta in fretta ed è cresciuta in altezza, ma si è dimenticata di crescere verso l'incontro.

Questa non è una fatalità geografica né un destino inevitabile. È una decisione di progettazione urbana presa — o non presa — nel corso di decenni. E ciò che è stato deciso male può essere deciso di nuovo, e meglio.

Una città non si misura dai suoi edifici più alti, ma dalla generosità dei suoi spazi condivisi. Questo è il vero orizzonte che Lima deve ancora raggiungere.

I segnali di un cambiamento già iniziato

Ci sono motivi autentici per essere ottimisti. L'urbanistica tattica — interventi agili e a basso costo, che trasformano un tratto di strada abbandonato in una piazza viva in poche settimane, non in anni — sta dimostrando a Lima che non serve aspettare un'opera faraonica per restituire dignità a un quartiere. Terreni incolti trasformati in piazze, marciapiedi restituiti ai pedoni, programmi comunali che danno priorità proprio alle zone più vulnerabili invece che a quelle già in buone condizioni: sono semi di una città diversa, piantati oggi per fiorire domani.

Non sono soluzioni complete al deficit strutturale. Ma sono la prova che il cambiamento è possibile, che non dipende da un piano regolatore perfetto ma dalla volontà di iniziare.

Il ruolo che spetta all'architettura

Ogni progetto che costruiamo è un'opportunità per contribuire a questa trasformazione, o per voltarle le spalle. Un arretramento che lascia spazio agli alberi, una facciata che dialoga con il marciapiede invece di chiudersi dietro un muro cieco, un tetto o un cortile che porta verde dove prima c'era solo cemento: sono decisioni piccole che, moltiplicate per centinaia di progetti, costruiscono la città che vogliamo abitare. Non serve aspettare che lo Stato risolva l'intero problema con un colpo di penna. Ogni architetto, ogni studio, ogni cliente che si lascia convincere a cedere un metro alla città, sta già costruendo la Lima che meritiamo.

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